Proprietà del miglio, non solo cibo per gli uccellini!

miglio

Il miglio è un cerale antico appartenente alla famiglia delle Graminacee, le proprietà del miglio sono molteplici. La pianta può arrivare a un metro e mezzo di altezza e la parte commestibile sono appunto i semini che produce. Il miglio è un cereale fantastico, molto versatile, sicuramente uno dei miei preferiti. Ha mille proprietà e benefici, ma purtroppo non gode molto del favore del pubblico e sono ancora troppo poche le persone che lo consumano abitualmente, per lo più nella zona geografica del Nord Africa e dell’Asia. Tra i tanti pregi ha una cottura molto veloce, non più di 20 minuti, un motivo in più per inserirlo abitualmente nel nostro menù settimanale.

Perché scegliere il miglio?

Sono tanti i motivi per cui scegliere di consumare abitualmente il miglio. Innanzitutto è un cereale molto nutriente, particolarmente ricco di carboidrati ma soprattutto di proteine. Contiene anche molte vitamine, soprattutto la A, la E, la K e quelle del gruppo B, ed è ricco di sali minerali, soprattutto ferro, fosforo, calcio, magnesio e zinco.

Questa particolare ricchezza di vitamine e sali minerali lo rende un alimento energizzante e ricostituente, particolarmente utile nei periodi di stress e stanchezza. Inoltre, grazie all’abbondanza di fibre, contribuisce a creare senso di sazietà e aiuta la corretta funzionalità intestinale. È anche un cerale senza glutine, adatto quindi a chi ha problemi di celiachia o anche solo di intolleranza a questa proteina.

Inoltre, a differenza di tutti gli altri cereali che hanno un effetto leggermente acidificante, il miglio ha un effetto alcalinizzante ed è quindi ideale quando ci sono problemi di acidità. Grazie all’assenza di glutine e alla sua estrema digeribilità è ideale anche per lo svezzamento dei bambini. Infine, grazie all’elevato contenuto di acido silicico, che stimola la produzione di cheratina e collagene, aiuta a rafforzare denti, unghie e capelli

Come si trova il miglio?

In commercio esistono due tipi di miglio, quello decorticato e quello bruno. Spesso la gente, pensando di fare la scelta migliore, opta per quello bruno, ma io vi sconsiglio di acquistarlo perché, anche dopo un ammollo molto lungo e una cottura altrettanto lunga, tenderà a restare sempre duro.

La variante da acquistare è quindi il miglio decorticato, che viene appunto privato dello strato più esterno e permette di ottenere una consistenza più morbida. Come avviene per altri cereali, anche il miglio viene usato nell’industria alimentare per creare prodotti derivati: farina, pasta, fiocchi, miglio soffiato, la bevanda vegetale nota come latte di miglio, l’amasake (una crema delicatamente dolce a base di miglio fermentato) e tanti altri prodotti.

Che effetto ha sul corpo?

Dal punto di vista energetico delle 5 Trasformazioni, il miglio appartiene all’energia Terra, l’energia del passaggio dall’estate all’autunno che corrisponde agli organi stomaco e milza/pancreas.

L’energia Terra è un’energia che ricerca il sapore dolce delicato, le consistenze cremose e che soffre l’umidità; guarda caso il miglio ha un sapore naturalmente dolce (tanto che si presta benissimo ad essere usato anche nelle preparazioni dolci), può diventare estremamente cremoso e assorbe tantissima acqua. Il miglio aiuta quindi a rilassare, a togliere la voglia di dolce e ad asciugare l’umidità in eccesso. Può quindi risultare particolarmente benefico quando ci sono problemi legati a un eccesso di umidità come muco, candida, ma anche debolezza delle ossa come osteopenia o osteoporosi. Insieme ad orzo, farro e riso è uno dei cereali più “forti”, che più possono aiutare il corpo in un processo di cambiamento.

Come si cucina?

In genere va lavato accuratamente perché è molto “sporco”. Visto l’effetto alcalinizzante, l’ammollo non è necessario al fine di ridurre i fitati, ma io spesso faccio un ammollo breve, anche solo di 30/40 minuti, per aiutarmi nelle operazioni di pulizia. Come la quinoa, il miglio va lavato particolarmente bene perché è molto ricco di saponine, delle sostanze che per la pianta sono una sorta di difesa naturale, ma che hanno un sapore particolarmente amaro; se non vengono eliminate, rischiano di rovinare il risultato finale. A differenza di quanto avviene per i legumi, se si mette in ammollo già lavato, si può usare la stessa acqua anche per la cottura.

Un’altra buona abitudine è di cuocerlo per assorbimento, ovvero con la giusta quantità di acqua in modo da non doverla scolare, perché in questo modo butteremmo via tanti preziosi nutrienti che vengono rilasciati durante la cottura. È bene usare pentole in acciaio con il fondo spesso. Il procedimento corretto prevede appunto di sciacquare accuratamente il cereale, di metterlo nella pentola, aggiungere l’acqua, portare a bollore, salare o aggiungere un pezzettino di alga kombu, abbassare al minimo, coprire e far cuocere finché l’acqua sarà tutta assorbita (per essere sicuri che non ci sia più acqua, potete fare un buchino al centro della pentola con il manico di un mestolo di legno).

Come abbiamo già detto, il miglio aiuta ad asciugare il corpo e infatti la proporzione cereale/acqua va da 1:3 a 1:5 a seconda che si voglia ottenere un cereale più asciutto o una consistenza più cremosa tipo “polentina” (non dimentichiamo che nella Pianura Padana, prima che arrivasse il mais, la polenta si faceva con il miglio!). A cottura ultimata, potete togliere la pentola dal fuoco e lasciare riposare il cereale qualche minuto, prima di aggiungerlo alle vostre preparazioni.

Una obiezione che spesso mi viene mossa è che si fa fatica ad ottenere un miglio sgranato. Se volete un miglio più “al dente” e sgranato, ad esempio per fare un’insalata estiva di miglio e verdure, potete lavare il miglio, tostarlo nella pentola senza aggiunta di olio e poi aggiungere l’acqua di cottura quando già bolle. In questo modo non dobbiamo aspettare che l’acqua arrivi a bollore, ma inizia subito a cuocere e alla fine avrete un effetto bello sgranato. Un’alternativa interessante è di cucinarlo come un risotto, facendolo tostare e poi aggiungendo man mano acqua o brodo vegetale fino a cottura ultimata.

Un altro aspetto interessante del miglio è che si presta, con l’aggiunta di verdure e legumi, alla preparazione di crocchette e sformati che vengono poi ripassati in forno, ottenendo così una doppia cottura e quindi piatti “forti”, in grado di rafforzare l’organismo senza creare le tensioni e gli indurimenti legati al consumo di cibo yang.

Infine vi consiglio sicuramente di provarlo nella crema di cereali per la colazione, soprattutto abbinato al riso integrale o all’avena. Un vantaggio dei cereali in chicco è che si possono cuocere in abbondanza e conservare per due o tre giorni in frigorifero, meglio se sconditi, in modo da averli sempre pronti per creare piatti ogni giorno diversi.

Spring Diet, la dieta non dieta!

Ormai la primavera è alle porte, la si sente nell’aria! La primavera è la stagione dell’energia Legno, un’energia espansiva, in apertura, durante la quale anche il nostro corpo è più disposto ad aprirsi e lasciare andare ristagni e vecchi accumuli. Anche per chi ha un’alimentazione “leggera”, prevalentemente a base vegetale, può diventare un appuntamento fisso per lavorare più in profondità. Ecco perché ogni anno vi propongo di seguire, per un periodo di tempo limitato, la cosiddetta “Spring Diet” creata dal mio insegnante Martin Halsey de La Sana Gola, un modo per fare un po’ di pulizia profonda senza rischiare, grazie alle temperature più miti di questo periodo, di indebolirci o soffrire il freddo.

In caso di necessità, un periodo di depurazione si può fare anche in autunno, soprattutto se ci sono problemi di debolezza e eccessi yin da smaltire, ma in questo caso è meglio consultare un esperto.

Quanto dura la Spring Diet?

Si tratta di un periodo che va da un minimo di 10 a un massimo di 30 giorni durante il quale si cerca di alleggerire e semplificare il più possibile l’alimentazione, oltre ad eliminare alcune categorie di prodotti.

Cosa evitare?

  • Cibo animale di qualsiasi tipo, compresi l’uovo della gallina libera di razzolare felice, il formaggio prodotto artigianalmente in malga e il pesce comprato la mattina dai pescatori in riva al mare;
  • I prodotti da forno, in altre parole farine impastate con grassi, anche di buona qualità, e cotte in forno, ovvero in un ambiente secco, ad una temperatura elevata e per un periodo prolungato, in pratica tutti quei “cibi coccola” a cui è più difficile resistere: pane, pizza, cracker, grissini, taralli, focacce, torte, muffin, biscotti; una consolazione potrebbe essere, una volta ogni tanto, un po’ di pane al vapore;
  • Olio e alimenti ricchi di olio come semi e frutta secca, anche se questa raccomandazione non vale per tutti e quindi è bene, prima di iniziare, chiedere a un esperto; il fatto di togliere l’olio aiuta ad accelerare il processo di cambiamento, ma ripeto, non vale per tutti;
  • I cosiddetti “non alimenti” che potremmo identificare con i classici “vizi”, ovvero zucchero, caffè, alcool, ecc.

Cosa mangiare?

  • Cerali prevalentemente in chicco, lasciando pasta e polenta a un consumo più sporadico e privilegiando il riso in tutte le sue varietà, ma soprattutto quello a chicco lungo, se si vuole anche dimagrire;
  • Tutte le verdure di stagione, privilegiando le foglie verdi e gli stili di cottura più leggeri e veloci come pressare, saltare, scottare in acqua salata e cuocere al vapore (per un po’ dimentichiamoci del forno, anche per le verdure);
  • Legumi, tofu e tempeh (il seitan meglio evitarlo in questo periodo), di nuovo se si vuole perdere peso, meglio ridurre la quantità di tofu e tempeh e privilegiare legumi meno grassi come lenticchie, ceci, fagioli;
  • Dolci semplici e leggeri a base di frutta (frutta cotta con il kuzu, mousse di frutta, castagne) che aiutano a ridurre i disagi
  • Condimenti di buona qualità come sale marino integrale (chi fa fatica a dimagrire può provare a ridurlo), miso, shoyu e tamari, acidulato di riso e di umeboshi, gomasio, erbe aromatiche (meglio ridurre o evitare il consumo delle spezie)
  • Come bevande, meglio privilegiare tè kukicha, caffè d’orzo, cicoria o yannoh e acqua;
  • Possiamo introdurre anche alcuni rimedi, come il brodo di clorofilla per rilassare il fegato e il brodo di verdure dolci per rilassare il pancreas e aiutarci a gestire la voglia di dolce e prodotti da forno, almeno all’inizio.

Chi non dovrebbe fare la Spring Diet?

  • I ragazzi con meno di 18 anni;
  • Le donne con problemi di amenorrea, in menopausa, in gravidanza o che stanno allattando;
  • Persone con problemi di salute importanti;
  • Gli anziani con più di 70 anni.

Avvertenza: durante i primi giorni di Spring Diet potrebbero comparire sintomi come mal di testa, nervosismo, irritabilità, sfoghi cutanei… niente paura, significa che il corpo sta reagendo, sta cambiando, ed è proprio quello che vogliamo. Dopo una prima fase iniziale, questi sintomi scompaiono e lasciano posto a un senso di benessere, leggerezza, forza fisica, lucidità mentale, presenza… vi ho convinto?

Dimenticavo: alleggerendo l’alimentazione, avrete sicuramente più fame, quindi concedetevi pure delle porzioni più generose e ricordate di masticare!

Buona Spring Diet a tutti!

Sale: quale, come, quando, perché

sale

Molto spesso mi capita di incontrare persone che, con tono trionfante, dichiarano di aver eliminato (o almeno così credono) il sale dalla loro alimentazione. In realtà questa è una cosa pressoché impossibile, perché se anche si elimina il sale che fisicamente si aggiunge ai piatti, questo non significa toglierlo dalla propria dieta. Ma al di là di questo, il sale non è affatto un alimento da demonizzare; come sempre la parola chiave è “dipende”: da quale sale si utilizza, da quanto se ne utilizza, da come lo si utilizza, dal contesto nel quale lo si utilizza.

Il sale è senza dubbio l’alimento più yang della nostra dieta ed è quella sostanza che ha contribuito, insieme al fuoco, a rendere il nostro sistema nervoso così yang, permettendo così all’uomo di evolversi più di qualsiasi altro essere vivente.

Inoltre è indispensabile per il nostro benessere e assolve a tante funzioni vitali, ad esempio:

  • Contribuisce a mantenere l’equilibrio dei liquidi
  • Impedisce la disidratazione
  • Contribuisce a mantenere l’equilibrio acido-basico
  • Contribuisce alla trasmissione degli impulsi nervosi
  • Aiuta la digestione

Direi quindi che ci sono motivi più che sufficienti per non “abolire” il sale dalla nostra dieta. Ciò su cui dovremmo concentrarci, invece, è la scelta del tipo di sale (oggi in commercio ce ne sono davvero tanti), la quantità consumata quotidianamente (tenendo conto anche del rapporto sodio/potassio) e il modo per utilizzarlo al meglio in cucina.

Quale sale scegliere?

Il sale migliore per un consumo quotidiano è il sale marino integrale, un sale non raffinato, che viene dalla nostra Sicilia, la cui composizione a livello di sali minerali è quella più simile al brodo primordiale da cui tutto ha preso vita e quindi più adatto al nostro organismo.

Esistono poi tantissimi tipi di sale che l’industria alimentare tende a spingere sul mercato: se proprio volete usarne qualcuno, il mio consiglio è di farlo in modo occasionale e non certo per un consumo quotidiano. Giusto per citarne alcuni, abbiamo il sale dell’Atlantico, che va benissimo per la pelle perché particolarmente ricco di magnesio ma troppo yang per il consumo, il sale rosa dell’Himalaya, anche questo reso decisamente troppo yang dalla pressione esercitata dalle montagne dalle quali viene estratto, il sale iodato, sicuramente utile se ci sono carenze nell’alimentazione, ma non credo proprio che sia il nostro caso.

Quanto consumarne?

L’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) parla di 5 g. al giorno, pari a un cucchiaino circa, ma bisogna fare attenzione perché nella nostra dieta ci sono tanti cibi naturalmente ricchi di sale: ad esempio insaccati, formaggi stagionati e prodotti industriali, ma anche insaporitori e prodotti in cui non immagineremmo mai che ci possa essere sale, perché l’industria alimentare lo usa per compensare la scarsa qualità della materia prima impiegata e per creare dipendenza a livello del palato.

Detto questo, è altrettanto importante tenere conto del rapporto sodio/potassio, un fattore fondamentale per garantire l’integrità dei tessuti. Il suo valore ideale è 1:7 (lo stesso George Ohsawa, l’inventore della macrobiotica, era partito da questo rapporto per curare la sua malattia) e quindi il tipo di alimentazione influisce anche sulla quantità di sale che possiamo consumare. Una dieta a base vegetale e priva di cibo animale, infatti, è molto ricca di potassio e richiederà un consumo maggiore di condimenti salati. Infatti, se c’è troppo poco sodio, le cellule tendono a perdere forma e indebolirsi, aprendo la strada a problemi di salute, soprattutto infezioni.

Un consumo eccessivo di sale o di sale troppo “forte”, invece, potrebbe contribuire all’insorgenza di sintomi come sete eccessiva, nervosismo nelle gambe, sonno agitato, risvegli anticipati, costrizione respiratoria, senso di freddo, ritenzione idrica, ecc.

Come usare il sale in cucina?

Abbiamo detto che il sale è l’elemento più yang della nostra alimentazione e quindi per bilanciarlo dobbiamo usare un fattore yin, generalmente l’olio. Se per un periodo decidiamo di togliere l’olio dalla nostra dieta (ad esempio se vogliamo fare un periodo con una dieta particolarmente semplice come la Spring diet, sarà opportuno ridurre la quantità di sale o aumentare la quantità di altri fattori yin).

Una buona abitudine è anche quella di usarlo in cottura, perché così facendo i cristalli si scompongono e risulta meno “aggressivo” per i nostri reni.

Infine possiamo decidere se usarlo a inizio o fine cottura in base all’effetto che vogliamo ottenere. Se infatti saliamo subito abbondantemente il piatto che stiamo preparando, il cibo diventerà più yang e subirà meno l’effetto riscaldante della fiamma (il calore è yang e yang respinge yang).

Alcune considerazioni finali:

  • Da un punto di vista energetico, il sale ha un’energia che penetra e scende in profondità e ha un effetto diretto sui reni (in genere troppo poco sale può contribuire a creare problemi yin, un eccesso di sale è coinvolto in problemi yang);
  • In genere bambini e anziani dovrebbero ridurre il consumo di sale (i bambini sono yang e se consumano troppo sale potrebbero far fatica a crescere e a dormire, ma anche gli anziani sono yang e potrebbero avere problemi di ritenzione), così come chi soffre di ipertensione e insonnia;
  • Il sale fa trattenere liquidi e quindi potrebbero esserci tante situazioni in cui è bene ridurne il consumo, ad esempio se si vuole perdere peso o se si soffre di ritenzione;
  • In altri casi, invece, potrebbe essere necessario aumentare la quantità di sale consumata, ad esempio in presenza di sudorazione abbondante, per certi tipi di pressione bassa e nel caso del diabete;
  • Spesso chi ha desiderio di molto sale ha una dieta troppo semplice e povera di sali minerali e una buona strategia potrebbe essere quella di aumentare il consumo di alghe, soprattutto la nori, e foglie verdi, tutti alimenti ricchi di sali minerali;
  • L’alimentazione moderna è ricchissima di sodio e quasi tutti abbiamo problemi legati all’accumulo di vecchio sale, ma ci sono alimenti che possono aiutarci a sciogliere ed eliminare il sale accumulato e depositato negli anni, ad esempio i funghi shitake (si usano per fare un decotto insieme all’alga kombu chiamato dashi) o le patate, oltre a fare bagni in acqua calda.

Tofu: impariamo a conoscerlo

Tofu: impariamo a conoscerlo

Oggi vorrei parlarvi del tofu, il cosiddetto “formaggio di soia”, un prodotto ormai molto diffuso, tanto che lo si trova tranquillamente anche nella grande distribuzione, ma molto poco conosciuto, con la conseguenza che spesso viene usato in modo improprio e non viene apprezzato come si potrebbe. Credo infatti che la vita media di un panetto di tofu acquistato al supermercato preveda una tappa più o meno lunga in frigorifero, un giro velocissimo tagliato a cubetti in un’insalata e poi un volo direttamente in pattumiera!

Che cosa è il tofu?

Il tofu si ottiene facendo cagliare il latte di soia con il nigari (cloruro di magnesio) e mettendo poi il prodotto così ottenuto in appositi contenitori di legno (ma anche i classici cestelli per fare la ricotta vanno benissimo) per la fase di pressatura. Al termine di queste operazioni si ottiene un panetto solido, ma piuttosto morbido, abbastanza insapore ma che, proprio per questo, si presta a tantissime preparazioni, dal dolce al salato. Pare che abbia iniziato a diffondersi in Oriente (Cina, Giappone, Corea, Vietnam, Thailandia e Cambogia) intorno al II secolo d.C., anche se non era ancora la preparazione come la conosciamo noi oggi, per poi diffondersi gradualmente in tutto il mondo.

Quali sono le sue proprietà?

Il tofu è un alimento meraviglioso, in grado di dare ricchezza ai nostri piatti (la soia è il legume più grasso) senza renderli pesanti. Ha un elevato apporto proteico ma, a differenza di altri prodotti a base di legumi, non contiene fibre ed è quindi adatto anche a chi ha un intestino non ancora avvezzo a un consumo quotidiano di fibre. Un altro aspetto interessante è che è completamente privo di colesterolo ed è anche senza glutine. Essendo a base di soia, uno dei prodotti più a rischio OGM, è sempre bene prenderlo biologico. Volendo, si può anche autoprodurre a casa, basta avere dei fagioli di soia gialla, il nigari e un frullatore potente. Essendo la soia un legume ricco di fitoestrogeni, è particolarmente indicato per aiutare le donne nel passaggio dalla fase fertile alla menopausa e anche durante la menopausa.

Come si trova il tofu?

In commercio lo potete trovare in varie forme:

  • Tofu al naturale, di solito confezionato in panetti più o meno morbidi e più o meno idratati, ma comunque abbastanza compatti, da trattare prima di essere consumato;
  • Tofu vellutato o “silk tofu”, di solito confezionato in vaschette di plastica o nel tetrapak, con una consistenza decisamente più morbida, tanto che tende a disfarsi e in genere viene usato per arricchire creme sia dolci che salate, ripieni a base di verdure, sughi e pesti, ma anche vellutate;
  • Tofu secco, che risulta quindi duro e compatto e va idratato prima di aggiungerlo alle varie preparazioni;
  • Tofu fermentato, piuttosto compatto e dal sapore leggermente più acidulo;
  • Tofu affumicato, sottoposto appunto a un processo di affumicatura che sostituisce la cottura e lo rende già pronto all’uso.

Come si usa in cucina?

Il tofu si presta a tantissimi usi in cucina: potete aggiungerlo a cubetti alla zuppa di miso, potete friggerlo al naturale o dopo averlo infarinato (a me piace con la farina di riso) e aggiungerlo ai vostri piatti, potete marinarlo, passarlo al forno, saltarlo in padella, con o senza verdure, a fette, a cubetti o sbriciolato, potete usarlo per arricchire polpette e burger, potete usarlo per rendere più cremoso un sugo o un pesto, potete aggiungerlo al ripieno di una torta salata o usarlo come base per una farcia dolce, potete usarlo come base per creme spalmabili, sia dolci che salate, potete aggiungerlo a una vellutata, insomma non dovete far altro che lasciarvi guidare dalla fantasia.

Da un punto di vista energetico è un alimento yin, che in genere viene bilanciato dall’accostamento a condimenti salati e dalla cottura. Consumato crudo potrebbe risultare indigesto quindi, se lo usate per fare creme che non richiedono cottura, una buona abitudine è quella di sbollentarlo per 15/20 minuti in acqua, magari con un pizzico di sale. In questo modo risulterà anche molto più morbido e sarà più facile lavorarlo. 

L’industria alimentare mette a disposizione tantissimi prodotti a base di tofu già pronti all’uso, a volte semplici come potrebbe essere il tofu alla piastra, a volte più elaborati. In ogni caso il mio consiglio è di leggere sempre l’etichetta perché spesso a questi prodotti vengono aggiunti tantissimi ingredienti nocivi per la nostra salute come zuccheri, conservanti, stabilizzanti, ecc., e soprattutto inutili, con il rischio che la scelta a favore di un prodotto sano si riveli poi controproducente per la nostra salute!

Rimedi a base di tofu

Anche il tofu, così come tanti ingredienti della cucina macrobiotica, ha una valenza curativa e si può utilizzare sia per la preparazione di piatti “curativi”, sia come rimedio vero e proprio.

Tofu fritto in immersione: classico piatto per stimolare la produzione di piastrine

Pentola di neve: piatto a base di tofu e daikon indicato per le vampate della menopausa, ancora più efficace se abbinato alle frizioni.

Ingredienti:

  • 1 e ½ T daikon grattugiato
  • ½ T tofu a cubetti
  • 1 pz. sale

Preparazione:

  • Mettete il daikon in una pentola dal fondo spesso, adagiate sopra il tofu tagliato a cubetti, aggiungete un pizzico di sale, coprite e accendete il gas.
  • Fate cuocere a fiamma bassa per 10 minuti e servite.

Tofu sulla fronte è molto più efficace del ghiaccio per fare abbassare la febbre (in questo caso non è necessario che sia biologico!).

Impacco di verza e tofu molto utile in caso di traumi, distorsioni, dolori alle articolazioni: sbriciolate il tofu e mescolatelo a della farina e/o a delle foglie verdi, tipo verza o cavolo cappuccio, creando così un impasto da applicare sulla zona dolorante e lasciate agire diverse ore, anche tutta la notte, dopo aver fasciato la zona con della pellicola.

Daikon: un vero superfood!

Daikon: un vero superfood

Oggi vorrei parlarvi del daikon, quella specie di carotone bianco che ormai si trova abbastanza facilmente anche al supermercato e che, dietro un aspetto non particolarmente attraente, nasconde invece tantissime proprietà!

Che cosa è il daikon

Il daikon è una grossa radice originaria dell’Asia Orientale che appartiene alla tradizione culinaria di Giappone e Cina, ma anche Vietnam, Corea e India. È anche noto come “ravanello bianco”, “ravanello gigante” o “ravanello giapponese”. Può raggiungere i 30 cm. di lunghezza e gli oltre 5 cm. di diametro. Come forma ricorda la carota, mentre il sapore richiama chiaramente quello del ravanello, anche se le dimensioni sono decisamente superiori. Da qualche anno ormai viene coltivato anche in Europa e in Italia, dove viene consumato sempre più spesso.

Esistono diverse varietà di daikon, ma quella più diffusa è quella giapponese. Se lo acquistate, è bene che non sia di dimensioni troppo grandi perché potrebbe risultare meno succoso e più fibroso.

Quali sono le sue proprietà?

Da un punto di vista nutrizionale, il daikon apporta poche calorie e contiene molta vitamina C. Inoltre ha un effetto benefico sul fegato e aiuta la digestione soprattutto dei grassi; non è quindi un caso che in Oriente venga spesso servito in insalata per accompagnare frittura e tempura. Ha anche un notevole effetto drenante e può rivelarsi utile in caso di ritenzione. Infine aiuta a sciogliere i grassi e vecchi accumuli e può rivelarsi utile anche per chi ha bisogno di perdere peso.

Un ultimo aspetto interessate è il buon apporto di fibre, con un effetto benefico sul buon funzionamento dell’intestino. Il suo sapore pungente lo rende particolarmente adatto per nutrire l’energia Metallo (intestino crasso e polmoni).

Come lo si trova?

In commercio potete trovare la radice fresca o oppure la versione grattugiata ed essiccata. Quest’ultima, prima di essere usata, deve essere reidratata e in genere si usa principalmente per preparare rimedi e decotti. Infine, se non volete prepararli in casa, potete trovare anche gli insalatini già pronti.

Come si usa in cucina?

Il daikon si presta a tantissimi usi in cucina: è ottimo al forno magari accompagnato a una radice dolce tipo la carota e condito con olio, sale ed erbe aromatiche, per dare un tocco speciale a una vellutata, oppure stufato, spadellato, cotto a vapore o scottato e condito con salsine dolci, salate o agrodolci (malto d’orzo o riso e tahin, salsina ai 4 sapori, ma anche semplicemente acidulato di umeboshi o shoyu/tamari). A me piace molto anche aggiunto alle verdure pressate. Se vi piace il sapore, potete anche usarlo per fare degli spaghetti crudisti da condire poi con salse, sughi e pesti.

Rimedi a base di daikon

Il daikon, sia fresco che secco, viene inoltre usato per preparare diversi rimedi. Ecco i principali, ma se decidete di usarli è sempre meglio farvi consigliare da un esperto:

  1. Sciroppo di daikon e malto per la tosse secca

Ingredienti:

  • 1 pezzo di daikon
  • malto di riso q.b.

Preparazione:

  • Grattugiate il daikon e poi strizzatelo con le mani, in modo da fare uscire il succo.
  • Ora mescolate in parti uguali il succo di daikon e il malto di riso, ottenendo un composto da usare a cucchiaiate come sciroppo per la tosse.

2. Decotto di daikon secco e funghi shitake: per sciogliere grassi in profondità, soprattutto nelle parti basse del corpo

Ingredienti:

  • ½ T daikon secco
  • 3 T acqua
  • 1 o 2 funghi shitake secchi
  • 1 pz sale marino integrale

Preparazione:

  • Mettete in ammollo il daikon e i funghi per 10/20 minuti in 3 tazze di acqua, quindi portate a bollore e fate bollire per 20/30 minuti;
  • aggiungete il sale e fate sobbollire ancora qualche minuto.
  • Filtrate e bevete caldo.

3. Daikon grattugiato con limone: come pronto soccorso per contratture e tensioni muscolari, compreso il torcicollo (per un effetto dimagrante, invece, usatelo come contorno e sostituite il limone con un po’ di shoyu/tamari)

Ingredienti

  • 1 pezzo di daikon
  • succo di limone q.b.

Preparazione:

  • Grattugiate un pezzetto di daikon, conditelo con il succo di limone e mangiatelo.

4. Decotto di carote e daikon: per sciogliere accumuli e grassi in profondità, compresi piccoli calcoli, per ridurre il colesterolo e come aiuto per le emorroidi interne

Ingredienti:

  • ¼ T carote grattugiate
  • ¼ T daikon grattugiato
  • 1 T acqua
  • qualche goccia di shoyu
  • ½ foglio di alga nori (facoltativo)
  • ½ prugna umeboshi o ½ c purea di umeboshi (facoltativo)
  • ¼ c zenzero grattugiato (facoltativo)

Preparazione:

  • Portate a bollore le verdure nell’acqua e fatele cuocere a fuoco lento per 3 minuti.
  • Verso fine cottura, aggiungete qualche goccia di shoyu, l’alga nori spezzettata e la prugna umeboshi.
  • Spegnete il fuoco e bevete caldo (1 T al giorno tra le 17.00 e le 20.00).

5. Decotto di daikon secco: per rilassare, conciliare il sonno

Ingredienti:

1 manciata daikon secco

  • 2 T acqua
  • 1 pz umeboshi (facoltativo)

Preparazione:

  • Mettete il daikon nell’acqua e fate bollire per un quarto d’ora, quindi bevete caldo. Se usate l’umeboshi, aggiungetela alla fine.

Infine il daikon fresco può essere aggiunto al brodo di verdure dolci o alla zuppa di miso per ottenere un effetto dimagrante.

Voglie di cibo: imparare a conoscerle per capire come contrastarle

voglie di cibo

“È un periodo che vivrei di pane, pizza e focaccia”. “Ho sempre voglia di sgranocchiare”. “Non è fame vera e propria”. “In questi giorni mangerei dolci dal mattino alla sera”… Quante volte vi è capitato di pronunciare o sentire qualcuno pronunciare una di queste frasi? E quante volte avete pensato che l’unica soluzione per contrastare queste voglie apparentemente inspiegabili era la sola forza di volontà?

In realtà le voglie di cibo hanno un’origine ben precisa e una volta che le abbiamo comprese, la macrobiotica ci viene in aiuto per lavorare sulle cause e aiutarci a ristabilire ordine. In altre parole, in genere le voglie di cibo hanno origine da una condizione yang nella dieta (tanto cibo animale, sale, prodotti da forno secchi e duri), ma anche nello stile di vita (troppo lavoro, tanti viaggi soprattutto in aereo, turni, poco riposo, poco contatto con la natura, eccessiva attività sportiva, ecc.), che spesso si è protratta nel tempo.

E poiché nel rapporto tra yin e yang il fattore yang è trainante, le voglie più comuni riguardano prodotti yin come dolci, caffè, cioccolato e alcool, a cui si affiancano le voglie di prodotti da forno, che possiamo considerare come voglie di dolce “camuffate”.

Vediamo ora nel dettaglio le voglie di cibo più diffuse, da dove nascono e le strategie per calmarle e riportare così ordine nella nostra alimentazione e nella nostra vita.

Zucchero /dolci

  • In genere la voglia di dolce nasce da uno stato di contrazione del pancreas (energia Terra), un organo estremamente yang posto nella zona più centrale e profonda del corpo e che produce l’insulina, l’ormone che regola la glicemia, ovvero la quantità di glucosio presente nel sangue;
  • Molto spesso la voglia di dolce diventa voglia di zucchero, una sostanza chimica che indebolisce il sistema nervoso, respiratorio e riproduttivo, che compromette la salute di denti, ossa e pelle, che è all’origine di problemi autoimmuni come il diabete e che gioca un ruolo importante nello sviluppo delle allergie;
  • Lo zucchero crea una vera e propria dipendenza e quindi fenomeni di crisi d’astinenza quando viene eliminato
  • Per ridurre la voglia di dolce è necessario rilassare il pancreas:
    • Per quanto riguarda l’alimentazione è bene ridurre o per un periodo eliminare del tutto il cibo yang (carne, uova, latte, formaggi soprattutto stagionati, insaccati, pesce azzurro, pesce affumicato e i prodotti da forno, soprattutto secchi e duri; invece in genere non crea problemi un po’ di pane a pasta acida a lunga fermentazione), prediligere le consistenze cremose, consumare tante verdure dolci cotte a lungo, usare spesso foglie verdi saltate, compensare con tanti dolci cremosi di qualità (frutta cotta, mousse di frutta, kanten, succo di mela caldo), usare estratti di carote;

Caffè

  • Da un punto di vista energetico, il caffè disturba:
    • L’energia Acqua perché è un seme e in particolare indebolisce reni, surrenali, ossa e occhi, riduce la forza sessuale;
    • L’energia Legno, in particolare il fegato per via della tostatura e la cistifellea perché contiene olio (diverso l’effetto di orzo, cicoria e yannoh perché, pur essendo tostati, non contengono olio);
    • L’energia Fuoco perché interferisce con la nostra capacità di dormire e calmarci, esaurisce il sistema parasimpatico (che regola funzioni come la digestione, il riposo, il recupero delle energie) e sollecita in modo esagerato il sistema ortosimpatico (che regola la nostra capacità di reagire agli stimoli).
  • Per ridurre la voglia di caffè è consigliabile:
    • Prima di toglierlo, prendersi un paio di mesi di tempo per ridurre i fattori molto yang nella dieta e nello stile di vita (vedi sopra);
    • Se si bevono più caffè al giorno, iniziare a togliere lo zucchero e ridurli progressivamente fino ad arrivare a uno;
    • Aumentare i sapori amari (verdure amare, semi tostati e caffè di cereali);
    • Sostituirlo gradualmente con il tè che contiene meno caffeina e non è tostato, magari iniziando con il tè nero che è più forte e passando poi al tè verde che è particolarmente benefico per fegato e cistifellea;
    • Consultare un omeopata per valutare l’uso del “rimedio coffea cruda“;
    • Siccome spesso il caffè viene usato per correggere uno stato di ipoglicemia, si può lavorare sul pancreas con il brodo di verdure dolci e usare dolci di buona qualità.

Cioccolato

  • Da un punto di vista energetico è molto simile al caffè perché è un seme tropicale (indebolisce i reni) e contiene olio tostato (disturba fegato e cistifellea);
  • È particolarmente controindicato per i bambini perché i reni controllano lo sviluppo;
  • Per ridurre la voglia di cioccolato è consigliato:
    • Mangiare tanti dolci di qualità (frutta cotta, dolci cremosi, malto, mousse di frutta, kanten, castagne, succo di mela caldo);
    • Aumentare il consumo di alimenti dal sapore amaro;
    • Usare regolarmente il brodo di verdure dolci;
    • Usare un piatto speciale a base di melanzane saltate in padella con il miso, il cui sapore aiuta a togliere la dipendenza da forte yin e quindi anche dal cioccolato (tagliare una melanzana a fette con uno spessore di 2 cm. circa, cospargere le fette con il sale per fare perdere acqua, saltarle in padella con miso sciolto in un po’ d’acqua).

Alcool

  • Da un punto di vista energetico, gli alcolici appartengono all’energia Legno perché sono fermentati, mentre i superalcolici appartengono all’energia Fuoco;
  • In genere l’alcool ha un effetto rilassante al momento, ma alla lunga crea rabbia, irascibilità e violenza anche sessuale (sono tutte manifestazioni di un’energia Legno espressa male);
  • L’alcool è molto yin e viene espulso nel giro di 24 ore, ma mentre viene eliminato crea voglia ed è quindi facile che diventi una dipendenza (in base alla regola del 3, se non si vuole creare dipendenza, è bene non bere per più di tre giorni consecutivi);
  • Per compensare la voglia di alcool, si può provare a utilizzare altri fermentati acidi ma non salati perché serve yin (sottaceti, verdure pressate condite con acidulato di riso, ecc.);
  • Spesso anche l’alcool viene usato per compensare una situazione di ipoglicemia soprattutto al pomeriggio, ma pur dando sollievo (l’ipoglicemia è una condizione yang e l’alcol è yin) sarebbe meglio ovviare a questa situazione usando dolci di qualità (kanten, mousse di frutta, succo di mela, succo di carota) e prendendo il brodo di verdure dolci.

Problemi di pelle: i rimedi

problemi di pelle: i rimedi

Come abbiamo visto, i problemi di pelle hanno tutti una matrice comune: c’è sempre una componente yin, a volte anche una componente yang, e in ogni caso migliorano eliminando gli eccessi yin.

Molto spesso i problemi di pelle hanno anche una “stagionalità”: quelli che peggiorano in inverno hanno sempre una causa più yin e indicano una debolezza a livello dei reni, mentre quelli che peggiorano in estate hanno una causa più yang e indicano un problema a livello di fegato.

Se guardiamo l’effetto del cibo sulla pelle:

  • Gli alimenti molto yang (grassi saturi, cibi secchi e duri, grano saraceno, formaggi stagionati, insaccati, pesce affumicato, prodotti da forno soprattutto se contengono olio) non permettono all’energia di circolare e di arrivare in superficie e nutrire la pelle;
  • Gli alimenti molto yin (alimenti crudi, frutta di origine tropicale, caffè e cacao, spezie, sostanze chimiche) rendono la pelle flaccida e incline a sviluppare infezioni.

Di conseguenza, per gestire i problemi di pelle:

  • Per un problema più yin, dovremmo togliere gli alimenti più yin, creare equilibrio con cereali, verdure e legumi e usare rimedi vari a seconda del tipo di problema;
  • Per un problema più yang, dovremmo togliere gli alimenti più yang, creare equilibrio con cereali, verdure e legumi e usare rimedi vari a seconda del tipo di problema;
  • Non dimentichiamo infine che tutti i problemi di pelle traggono beneficio dal fatto di eliminare l’estremo yin.

Cosa piace alla pelle

In particolare alla pelle piacciono:

  • Le verdure pressate, soprattutto il cavolo cappuccio, che sono ricche di vitamine ma non crude;
  • Le verdure scottate, soprattutto le foglie verdi;
  • Le alghe, soprattutto la dulse e la nori;
  • I cereali, soprattutto il riso e il miglio;
  • Il sapore agrodolce che apre e porta nutrimento in superficie, ad esempio la salsina ai quattro sapori che in più non contiene olio;
  • Nuotare in mare (e non in piscina perché si assorbe cloro e si perdono sali minerali);
  • Le frizioni;
  • La digitopressione;
  • Gli impacchi di zenzero (accertarsi con un esperto se si possono fare perché non sono adatti a tutti);
  • Fare il bagno con un chilo di sale;
  • Fare la sauna.

Problemi di pelle: problema che hai, rimedio che trovi

Vediamo ora i principali problemi di pelle:

  • FORFORA: in genere legata ai reni, migliora riducendo le quantità di cibo e soprattutto eliminando i prodotti da forno secchi e duri, oltre a seguire le altre raccomandazioni per problemi yang;
  • DERMATITE: è un problema con una componente fegato e potremmo definirlo come un problema di energia chiusa all’interno che non riesce a venire in superficie e causa un’infiammazione della pelle; in genere migliora eliminando gli eccessi yin e yang, come rimedio può aiutare il brodo di verdure dolci;
  • ACNE: potremmo descrivere questo problema come il tentativo della pelle di eliminare quello che il fegato non riesce a smaltire; oltre a lavorare sul cibo si può trovare sollievo usando il rimedio carote e daikon;
  • PSORIASI: potremmo definirla come il tentativo del corpo di eliminare eccessi usando le zone dove non c’è grasso (la psoriasi in genere si presenta sui gomiti, sul cuoio cappelluto, sulle orecchie, sulle ginocchia, sulle dita e in genere in tutte quelle zone del corpo in cui non c’è grasso); è un problema yin e yang e quindi è necessario eliminare tutti gli eccessi, rafforzare i reni, masticare a lungo per regolarizzare l’intestino, praticare regolare attività fisica e aiutare la pelle magari con le frizioni NON sulle zone irritate;
  • VITILIGINE: è un problema degenerativo con una causa yin, bisogna lavorare sull’energia terra (miglio, ceci, verdure dolci, consistenze cremose, piatti come nishime, kimpira di radici ma anche di verdure dolci, marmellata di verdure dolci, azuki zucca e kombu).

L’alimentazione in estate

Alimentazione in estate

È ufficialmente iniziata l’estate e siamo entrati nel periodo dell’energia Fuoco, caratterizzata da un’energia in massima espansione. L’energia Fuoco rappresenta infatti il culmine del movimento ascendente legato all’energia Legno e la preparazione della fase discendente legata all’energia Terra. L’energia Fuoco è anche l’energia che mescola, non solo il sangue, la linfa, l’ossigeno e i nutrienti, ma anche i pensieri e le emozioni.

Gli organi legati a questa energia sono l’intestino tenue e il cuore. Il cuore rappresenta il punto centrale del nostro corpo, l’incontro tra l’energia Cielo (yang, contraente, discendente, che dà forma) e l’energia Terra (yin, espansiva, ascendente, che può portare a una perdita di forma), il punto di equilibrio energetico (quello del cuore è il chakra centrale).

Entrambi questi organi sono in perenne movimento ed è quindi importante seguire un’alimentazione che non crei intasamento, tensione, ristagno o rigidità. Spesso i disturbi legati all’energia Fuoco sono una manifestazione di problemi che hanno origine in altre energie e quindi, in caso di problemi, potrebbe essere necessario agire su più fronti.

Come cambia l’alimentazione in estate?

Fermo restando che la base restano sempre cereali, verdure, legumi, condimenti di buona qualità, frutta secca e semi oleosi, un po’ di frutta di stagione, cibi fermentati, magari un po’ di alghe e dolci di buona qualità, ecco alcuni accorgimenti per l’alimentazione in estate che ci permettono di armonizzarci meglio con la stagione estiva:

  • Tra i cereali dare più enfasi a quelli con il sapore un po’ amaro (il gusto amaro è il sapore dell’energia Fuoco) come la quinoa, il mais e l’amaranto, ovviamente anche gli altri cereali vanno sempre bene (il riso magari meglio a chicco lungo, il miglio, l’orzo, il farro e così via), ma il consiglio è di dare maggiore enfasi a quelli con il sapore tendente verso l’amaro e magari consumarli un po’ più spesso in insalata;
  • Tra le verdure privilegiare quelle a foglia verde (non a caso l’estate è la stagione delle insalate) consumate crude o saltate velocemente con olio e sale;
  • In generale privilegiare gli stili di cottura più yin, quelli che ci permettono di cuocere le verdure velocemente, preservandone il colore brillante e la consistenza croccante (saltare, cuocere a vapore, scottare velocemente, pressare);
  • Sempre per quanto riguarda la verdura, l’estate è la stagione in cui possiamo indulgere un po’ di più nel crudo, ma facciamo attenzione perché in alcuni casi troppo crudo, soprattutto per quanto riguarda la verdura più acquosa, potrebbe portare debolezza (un accorgimento interessante è quello di condirla con un po’ di acidulato di umeboshi, in modo da “yanghizzarla”);
  • Per quanto riguarda la frutta, un po’ più di frutta cruda ci sta, ma sempre senza esagerare e soprattutto sempre meglio non scegliere quella tropicale;
  • I legumi vanno tutti bene, ma possiamo prepararli in insalata;
  • Anche le alghe, così ricche di vitamine e sali minerali, sono un ottimo integratore per l’estate (soprattutto la nori e la dulse che sono le alghe specifiche dell’energia Fuoco);
  • Ridurre il più possibile il consumo di cibo animale (ad eccezione del pesce, meglio ancora se a carna bianca) e dei prodotti da forno perché sono alimenti che creano calore nel corpo, ed è l’ultima cosa di cui abbiamo bisogno;
  • Ridurre anche la quantità di grassi e privilegiare il consumo di olio extra vergine d’oliva, che ha l’effetto di raffreddare il corpo;
  • Per quanto riguarda il sapore amaro, privilegiare il gomasio e ridurre o evitare il consumo di caffè.

Una buona abitudine, infine, è quella di fare moderata attività fisica, così come le frizioni sono un ottimo sistema per mescolare l’energia!

Buona estate a tutti!

Spring Diet, la dieta della primavera

spring diet

Concludiamo questo mese dedicato all’energia Legno con una proposta per fare un po’ di pulizia profonda, approfittando della primavera che, con la sua energia in apertura, aiuta il nostro corpo a smaltire gli eccessi yang accumulati durante l’inverno e anche negli anni passati. Inoltre, in primavera le temperature diventano più miti e quindi possiamo alleggerire la dieta senza rischiare di indebolirci o soffrire il freddo.

In caso di necessità, un periodo di depurazione si può fare anche in autunno, soprattutto se ci sono problemi di debolezza ed eccessi yin da smaltire, ma in questo caso è meglio consultare un esperto.

Quanto dura?

Si tratta di un periodo che va da un minimo di 10 giorni a un massimo di 30 durante il quale si cerca di alleggerire e semplificare il più possibile l’alimentazione, oltre ad eliminare alcune categorie di prodotti.

Cosa evitare nella Spring Diet?

  • Cibo animale di qualsiasi tipo, compresi l’uovo della gallina libera di razzolare felice, il formaggio prodotto artigianalmente in malga e il pesce comprato la mattina dai pescatori in riva al mare
  • I prodotti da forno, in altre parole farine impastate con grassi, anche di buona qualità, e cotte in forno, ovvero in un ambiente secco, ad una temperatura elevata e per un periodo prolungato, in pratica tutti quei “cibi coccola” a cui è più difficile resistere: pane, pizza, cracker, grissini, taralli, focacce, torte, muffin, biscotti; una consolazione potrebbe essere, una volta ogni tanto, un po’ di pane al vapore
  • Olio e alimenti ricchi di olio come semi e frutta secca, anche se questa raccomandazione non vale per tutti e quindi è bene, prima di iniziare, chiedere a un esperto; il fatto di togliere l’olio aiuta ad accelerare il processo di cambiamento, ma ripeto, non vale per tutti
  • I cosiddetti “non alimenti” che potremmo identificare con i classici “vizi”, ovvero zucchero, caffè, alcool, ecc.

Cosa mangiare nella Spring Diet?

  • Cerali prevalentemente in chicco, lasciando pasta e polenta a un consumo più sporadico e privilegiando il riso in tutte le sue varietà, ma soprattutto quello a chicco lungo, se si vuole anche dimagrire
  • Tutte le verdure di stagione, privilegiando le foglie verdi e gli stili di cottura più leggeri e veloci come pressare, saltare, scottare in acqua salata e cuocere al vapore (per un po’ dimentichiamoci del forno, anche per le verdure)
  • Legumi, tofu e tempeh (il seitan meglio evitarlo in questo periodo), di nuovo se si vuole perdere peso, meglio ridurre la quantità di tofu e tempeh e privilegiare legumi meno grassi come lenticchie, ceci, fagioli
  • Dolci semplici e leggeri a base di frutta (frutta cotta con il kuzu e mousse di frutta) che aiutano a ridurre i disagi
  • Condimenti di buona qualità come sale marino integrale (chi fa fatica a dimagrire può provare a ridurlo), miso, shoyu e tamari, acidulato di riso e di umeboshi, gomasio, erbe aromatiche (meglio ridurre il consumo delle spezie)
  • Come bevande, meglio privilegiare tè kukicha, caffè d’orzo, cicoria o yannoh e acqua
  • Possiamo introdurre anche alcuni rimedi, come il brodo di clorofilla per rilassare il fegato e il brodo di verdure dolci per rilassare il pancreas e aiutarci a gestire la voglia di dolce e prodotti da forno, almeno all’inizio

Chi non dovrebbe fare la Spring Diet?

  • I ragazzi con meno di 18 anni
  • Le donne con problemi di amenorrea, in menopausa, in gravidanza o che stanno allattando
  • Persone con problemi di salute importanti
  • Gli anziani con più di 70 anni

Avvertenza: durante i primi giorni potrebbero comparire sintomi come mal di testa, nervosismo, irritabilità, sfoghi cutanei. In questo caso niente paura, significa che il corpo sta reagendo, sta cambiando, ed è proprio quello che vogliamo. Dopo una prima fase iniziale, questi sintomi scompaiono e lasciano posto a un senso di benessere, leggerezza, forza fisica, lucidità mentale, presenza. Vi ho convinto?

Dimenticavo: alleggerendo l’alimentazione, avrete sicuramente più fame, quindi concedetevi pure delle porzioni più generose e ricordate di masticare!

Buona Spring Diet a tutti!

Soia sì o soia no?

Soia sì o soia no

Spesso, quando si parla di soia, la gente tende a storcere il naso con un atteggiamento diffidente. In realtà l’argomento è molto vasto e talvolta controverso e quindi vorrei condividere con voi alcune considerazioni per fare una scelta più consapevole.

La soia è innanzitutto un legume e come tutti i legumi necessita di un ammollo e una cottura adeguati, meglio se con un pezzetto di alga kombu che, con le sue proprietà emollienti, la rende più morbida e digeribile. A questo proposito, se consumate prodotti come latte di soia o tofu, è importante completarne la cottura facendoli sobbollire per 10/15 minuti prima di impiegarli nelle varie preparazioni che non prevedano un’ulteriore cottura.

Esistono due varietà principali di soia, quella gialla e quella nera. Quest’ultima viene usata anche in molti rimedi per le sue proprietà lubrificanti ed emollienti, in particolare per sciogliere, ammorbidire, scaldare e rilassare gli organi interni, in caso di problemi a reni, vescica e sistema riproduttivo femminile, crampi e mestruazioni dolorose.

Per quanto riguarda la soia nera, ci sono due varietà, quella “normale” e la “hokkaido”, molto più efficace per i rimedi e anche più buona come sapore e consistenza.

Poiché nella maggior parte dei casi la soia viene usata come mangime negli allevamenti intensivi, molto spesso è OGM e quindi è importante acquistarla di origine italiana (finché in Italia sarà vietata la produzione di OGM) o biologica. Inoltre, anche i metodi di produzione sono stati stravolti, passando da una produzione tradizionale a una industriale su larga scala, con ripercussioni negative sulle caratteristiche e la qualità del prodotto stesso.

Mentre nella cultura orientale la soia viene impiegata da sempre in preparazioni tradizionali come tofu, tempeh, natto, shoyu/tamari e miso, tutti prodotti di altissima qualità e con notevoli benefici per il nostro benessere, in Occidente ha fatto la sua comparsa in epoca molto più recente e soprattutto sotto forma di prodotti che hanno ben poco a che fare con la tradizione (burger, granulati, budini, panna, gelati, bevande vegetali dai mille gusti, ecc.), spesso addizionati di zuccheri, sostanze chimiche e tanto altro ancora.

La soia, in quanto alimento ipotonico, in genere non è adatta in caso di ipotiroidismo, ma come sempre è meglio chiedere consiglio a un esperto. Anche chi soffre di intolleranza alla soia potrebbe tranquillamente sopportare prodotti a base di soia fermentati come miso, shoyu/tamari, tempeh, ecc. e quindi anche in questo caso è bene consultarsi con un esperto.

Ricapitolando, il mio consiglio è di scegliere prodotti a base di soia di alta qualità e di origine biologica, di privilegiare le preparazioni tradizionali per un uso quotidiano e, se proprio, lasciare gli altri prodotti per le occasioni speciali.