Tempeh, un amore che cresce nel tempo

tempeh

Oggi vorrei parlarvi del tempeh, uno dei miei cibi preferiti, ma sicuramente uno dei più “ostici”. La prima volta che l’ho assaggiato, non posso certo dire che mi abbia entusiasmato, e infatti è passato del tempo prima che lo riprovassi, ma poi ho imparato a cucinarlo, a valorizzarlo, e ora lo consumo almeno una volta alla settimana… Vediamo se riesco a convincervi!

Che cosa è il tempeh?

Il tempeh è un alimento della tradizione orientale, in particolare dell’Indonesia. È un prodotto fermentato e quindi altamente digeribile. Nella versione tradizionale viene fatto partendo dai fagioli della soia che vengono parzialmente cotti, in modo da ammorbidirli. A questo punto si devono aggiungere un composto acidificante (di solito aceto) e un fungo, il Rhizopus oligosporus, che faccia partire il processo di fermentazione. I fagioli di soia vengono poi disposti in panetti che vengono lasciati fermentare in un’incubatrice per 24 ore a una temperatura costante di 30°C.

È importante avere la possibilità di controllare la temperatura perché durante la fermentazione si crea calore, con il rischio che si formino sostanze dannose per la salute dell’uomo. Al termine della fermentazione avrete un panetto compatto, in cui i semi sono tenuti insieme da una rete di miceli bianchi che si sono creati appunto durante il processo di fermentazione. A volte potrebbe capitarvi di trovare delle macchie nere o grigie di spore sulla superficie del tempeh: si formano se la temperatura è troppo bassa o se c’è una ventilazione eccessiva, ma non compromettono né la qualità né il sapore del prodotto.

Quali sono le proprietà del tempeh?

Il tempeh è un alimento molto ricco che, proprio per questa sua qualità, viene spesso definito “carne di soia”. Così come il tofu e il seitan, e a differenza della carne, ha un elevato contenuto proteico a fronte di un contenuto molto basso di grassi ed è privo di colesterolo.

A differenza di altri prodotti di origine vegetale, contiene tutti e 8 gli aminoacidi essenziali (quelli che il nostro corpo non è in grado di sintetizzare e che dobbiamo assumere con il cibo), mentre di solito chi ha un’alimentazione a base vegetale riesce a garantirne l’apporto grazie alla combinazione di cereali integrali e legumi.

Il tempeh è anche una fonte importante di vitamina B12, ma purtroppo il nostro organismo non riesce ad assimilarla dai vegetali e quindi tutti coloro che hanno un’alimentazione vegana dovrebbero sempre tenerla controllata e, in caso di necessità, integrarla. Ha inoltre un buon contenuto di fibre, vitamine e sali minerali.

Come si trova il tempeh?

In commercio lo potete trovare sotto forma di panetti compatti, più o meno grandi. Una volta aperto, se non lo consumate tutto, potete conservarlo in frigorifero per qualche giorno. È inoltre possibile congelarlo.

Come ho già detto, il tempeh tradizionale è a base di soia, ma in realtà potrebbe capitarvi di trovarlo anche a base di altri legumi, soprattutto ceci e piselli; non sono invece adatte le lenticchie perché non contengono una quantità sufficiente di grassi.

Così come il seitan, in genere anche il tempeh non si usa per la preparazione di rimedi o piatti curativi specifici, ma è sicuramente un buon alimento da introdurre nella dieta. In particolare, però, quello a base di soia è ricco di fitoestrogeni ed è quindi indicato per le donne che si avvicinano o stanno vivendo la menopausa.

Come si usa in cucina?

Il primo consiglio che posso darvi è di sottoporre il tempeh a una sorta di precottura, ovvero una cottura piuttosto neutra, ad esempio in un brodo vegetale, in una soluzione a base di acqua e salsa di soia o tamari o semplicemente facendolo bollire in acqua, in modo da togliere il classico retrogusto amaro che lo caratterizza e che spesso non piace al primo assaggio.

A tal fine potete disporre i panetti in una padella bassa, coprirli con il liquido e farli cuocere finché non sarà in parte assorbito e in parte evaporato. A questo punto il vostro tempeh è pronto per essere aggiunto alle varie preparazioni: potete farlo saltare in padella, marinarlo e passarlo in forno, potete friggerlo al naturale, infarinato (io vi consiglio di usare la farina di riso integrale) o impanato, potete sbriciolarlo per fare un ragù vegetale, potete stufarlo con o senza verdure, aggiungerlo a uno spezzatino, potete tagliarlo a fette sottile da insaporire e aggiungere a panini e tramezzini, potete usarlo per arricchire un’insalata o delle verdure stufate, saltate o al forno, potete usarlo come ripieno per ravioli e involtini, potete lavorarlo in modo da ottenere un impasto morbido, potete usarlo per arricchire degli spiedini… insomma, avete l’imbarazzo della scelta!

L’industria alimentare mette a disposizione tantissimi prodotti a base di tempeh già pronti all’uso, a volte semplici come potrebbe essere il tempeh alla piastra, a volte più elaborati. In ogni caso il mio consiglio è di leggere sempre l’etichetta perché spesso a questi prodotti vengono aggiunti tantissimi ingredienti nocivi per la nostra salute come zuccheri, conservanti, stabilizzanti, ecc., e soprattutto inutili, con il rischio che la scelta a favore di un prodotto sano si riveli poi controproducente per la nostra salute!

Il seitan, un incompreso!

seitan

Oggi parliamo di seitan, un alimento spesso “demonizzato” ma che, come tutti gli alimenti, ha i suoi pro e i suoi contro. La differenza, come sempre, la fa la conoscenza, nel senso che se sappiamo di cosa si tratta e lo usiamo in modo appropriato, può tranquillamente far parte della nostra alimentazione… se poi non piace o risulta difficile da digerire, è un altro discorso!

Che cosa è il seitan?

Il seitan è un alimento di origine orientale che veniva usato dai monaci zen buddisti come sostituto della carne e quindi come ingrediente “forte” nella loro dieta.

In pratica si ottiene impastando una farina di grano tenero “forte” (ovvero con una percentuale elevata di glutine, in genere si usa la varietà Manitoba) con dell’acqua e, una volta ottenuto un impasto abbastanza consistente, come potrebbe essere quello per fare il pane, viene messo a riposare in acqua fredda e poi sciacquato ripetutamente sotto l’acqua corrente in modo da eliminare tutto l’amido e isolare la parte glutinosa, una sostanza spugnosa, morbida e appiccicosa.

La parte glutinosa viene quindi divisa in panetti, lavorata leggermente con le mani in modo da creare delle palline e messa a bollire a lungo in un brodo vegetale a base di acqua, kombu, shoyu, verdure e erbe aromatiche o spezie in base al proprio gusto. Terminata la cottura avremo quello che in commercio trovate con il nome di “seitan al naturale” e che viene poi ulteriormente trattato per creare le varie ricette.

Quali sono le proprietà del seitan?

Il seitan è un alimento con un elevato contenuto proteico ma, a differenza della carne, ha un bassissimo contenuto di grassi ed è privo di colesterolo.

Si tratta però di un concentrato di glutine e quindi non adatto a persone con problemi di celiachia o intolleranza al glutine. Anche per chi non ha problemi con il glutine, però, sarebbe da consumare con parsimonia, idealmente non più di due o tre volte al mese, e senza esagerare con le quantità perché il glutine è comunque una sostanza appiccicosa che potrebbe interferire con il buon funzionamento del nostro intestino.

Il problema, infatti, è che essendo molto gustoso e prestandosi ad essere cucinato velocemente come la carne, molto spesso chi passa da una dieta onnivora a una dieta vegetariana o vegana tende ad abusarne, mettendo le basi per potenziali problemi in futuro. A differenza di altri ingredienti tipici della cucina macrobiotica, il seitan non si presta alla preparazione di veri e propri rimedi, ma usato correttamente può diventare un elemento interessante per “rafforzare” la dieta.

Come si trova il seitan?

In commercio lo potete trovare al naturale (quindi il prodotto ottenuto dopo la cottura nel brodo) in piccoli panetti oppure con tagli diversi: sotto forma di affettato, salsicce o wurstel, arrosto, bocconcini, ecc. Spesso si trova anche già cucinato, ad esempio alla piastra, agli aromi, ecc., ma anche in preparazioni più elaborate.

Non dico che questi prodotti siano da scartare, ma il mio consiglio è sempre quello di leggere l’etichetta perché spesso a questi prodotti vengono aggiunti tantissimi ingredienti nocivi per la nostra salute come zuccheri, conservanti, stabilizzanti, ecc., e soprattutto inutili, con il rischio che la scelta a favore di un prodotto sano si riveli poi controproducente per la nostra salute.

Se volete fare il seitan in casa senza partire dalla farina, e quindi ridurre notevolmente i tempi, potete usare anche i preparati disponibili in commercio. In questo caso basterà seguire le istruzioni (in genere il preparato viene aggiunto a dell’acqua tiepida o a temperatura ambiente fino ad ottenere un composto compatto e uniforme) e realizzare poi le palline da far cuocere nel brodo, proprio come si fa con il seitan prodotto artigianalmente.

Come si usa in cucina?

Il seitan si presta a tantissimi usi in cucina: potete friggerlo dopo averlo infarinato (a me piace con la farina di riso) o impanato e aggiungerlo ai vostri piatti; potete marinarlo, passarlo al forno con olio e sale, saltarlo in padella, con o senza verdure, a fettine tipo straccetti o a cubetti; potete usarlo per creare o arricchire polpette e burger; potete farci un ottimo ragù, lo spezzatino, le scaloppine, un brasato o un arrosto; potete usarlo come base per il classico “seitan tonnato” (trovi la ricetta qui) e anche usarlo per creare gustosi spiedini da proporre per una grigliata cruelty free.

Una volta aperta la confezione, se non lo consumate tutto, potete conservarlo in un contenitore ermetico immerso in acqua fredda e usarlo entro qualche giorno. Se per caso dovesse arrivare a scadenza e non avete in programma di cucinarlo, potete tranquillamente congelarlo senza che ne risenta minimamente.

Tofu: impariamo a conoscerlo

Tofu: impariamo a conoscerlo

Oggi vorrei parlarvi del tofu, il cosiddetto “formaggio di soia”, un prodotto ormai molto diffuso, tanto che lo si trova tranquillamente anche nella grande distribuzione, ma molto poco conosciuto, con la conseguenza che spesso viene usato in modo improprio e non viene apprezzato come si potrebbe. Credo infatti che la vita media di un panetto di tofu acquistato al supermercato preveda una tappa più o meno lunga in frigorifero, un giro velocissimo tagliato a cubetti in un’insalata e poi un volo direttamente in pattumiera!

Che cosa è il tofu?

Il tofu si ottiene facendo cagliare il latte di soia con il nigari (cloruro di magnesio) e mettendo poi il prodotto così ottenuto in appositi contenitori di legno (ma anche i classici cestelli per fare la ricotta vanno benissimo) per la fase di pressatura. Al termine di queste operazioni si ottiene un panetto solido, ma piuttosto morbido, abbastanza insapore ma che, proprio per questo, si presta a tantissime preparazioni, dal dolce al salato. Pare che abbia iniziato a diffondersi in Oriente (Cina, Giappone, Corea, Vietnam, Thailandia e Cambogia) intorno al II secolo d.C., anche se non era ancora la preparazione come la conosciamo noi oggi, per poi diffondersi gradualmente in tutto il mondo.

Quali sono le sue proprietà?

Il tofu è un alimento meraviglioso, in grado di dare ricchezza ai nostri piatti (la soia è il legume più grasso) senza renderli pesanti. Ha un elevato apporto proteico ma, a differenza di altri prodotti a base di legumi, non contiene fibre ed è quindi adatto anche a chi ha un intestino non ancora avvezzo a un consumo quotidiano di fibre. Un altro aspetto interessante è che è completamente privo di colesterolo ed è anche senza glutine. Essendo a base di soia, uno dei prodotti più a rischio OGM, è sempre bene prenderlo biologico. Volendo, si può anche autoprodurre a casa, basta avere dei fagioli di soia gialla, il nigari e un frullatore potente. Essendo la soia un legume ricco di fitoestrogeni, è particolarmente indicato per aiutare le donne nel passaggio dalla fase fertile alla menopausa e anche durante la menopausa.

Come si trova il tofu?

In commercio lo potete trovare in varie forme:

  • Tofu al naturale, di solito confezionato in panetti più o meno morbidi e più o meno idratati, ma comunque abbastanza compatti, da trattare prima di essere consumato;
  • Tofu vellutato o “silk tofu”, di solito confezionato in vaschette di plastica o nel tetrapak, con una consistenza decisamente più morbida, tanto che tende a disfarsi e in genere viene usato per arricchire creme sia dolci che salate, ripieni a base di verdure, sughi e pesti, ma anche vellutate;
  • Tofu secco, che risulta quindi duro e compatto e va idratato prima di aggiungerlo alle varie preparazioni;
  • Tofu fermentato, piuttosto compatto e dal sapore leggermente più acidulo;
  • Tofu affumicato, sottoposto appunto a un processo di affumicatura che sostituisce la cottura e lo rende già pronto all’uso.

Come si usa in cucina?

Il tofu si presta a tantissimi usi in cucina: potete aggiungerlo a cubetti alla zuppa di miso, potete friggerlo al naturale o dopo averlo infarinato (a me piace con la farina di riso) e aggiungerlo ai vostri piatti, potete marinarlo, passarlo al forno, saltarlo in padella, con o senza verdure, a fette, a cubetti o sbriciolato, potete usarlo per arricchire polpette e burger, potete usarlo per rendere più cremoso un sugo o un pesto, potete aggiungerlo al ripieno di una torta salata o usarlo come base per una farcia dolce, potete usarlo come base per creme spalmabili, sia dolci che salate, potete aggiungerlo a una vellutata, insomma non dovete far altro che lasciarvi guidare dalla fantasia.

Da un punto di vista energetico è un alimento yin, che in genere viene bilanciato dall’accostamento a condimenti salati e dalla cottura. Consumato crudo potrebbe risultare indigesto quindi, se lo usate per fare creme che non richiedono cottura, una buona abitudine è quella di sbollentarlo per 15/20 minuti in acqua, magari con un pizzico di sale. In questo modo risulterà anche molto più morbido e sarà più facile lavorarlo. 

L’industria alimentare mette a disposizione tantissimi prodotti a base di tofu già pronti all’uso, a volte semplici come potrebbe essere il tofu alla piastra, a volte più elaborati. In ogni caso il mio consiglio è di leggere sempre l’etichetta perché spesso a questi prodotti vengono aggiunti tantissimi ingredienti nocivi per la nostra salute come zuccheri, conservanti, stabilizzanti, ecc., e soprattutto inutili, con il rischio che la scelta a favore di un prodotto sano si riveli poi controproducente per la nostra salute!

Rimedi a base di tofu

Anche il tofu, così come tanti ingredienti della cucina macrobiotica, ha una valenza curativa e si può utilizzare sia per la preparazione di piatti “curativi”, sia come rimedio vero e proprio.

Tofu fritto in immersione: classico piatto per stimolare la produzione di piastrine

Pentola di neve: piatto a base di tofu e daikon indicato per le vampate della menopausa, ancora più efficace se abbinato alle frizioni.

Ingredienti:

  • 1 e ½ T daikon grattugiato
  • ½ T tofu a cubetti
  • 1 pz. sale

Preparazione:

  • Mettete il daikon in una pentola dal fondo spesso, adagiate sopra il tofu tagliato a cubetti, aggiungete un pizzico di sale, coprite e accendete il gas.
  • Fate cuocere a fiamma bassa per 10 minuti e servite.

Tofu sulla fronte è molto più efficace del ghiaccio per fare abbassare la febbre (in questo caso non è necessario che sia biologico!).

Impacco di verza e tofu molto utile in caso di traumi, distorsioni, dolori alle articolazioni: sbriciolate il tofu e mescolatelo a della farina e/o a delle foglie verdi, tipo verza o cavolo cappuccio, creando così un impasto da applicare sulla zona dolorante e lasciate agire diverse ore, anche tutta la notte, dopo aver fasciato la zona con della pellicola.

Stili di cottura: impariamo a sceglierli in modo corretto

Gli stili di cottura

Oggigiorno si tende a privilegiare il consumo di cibo crudo, soprattutto frutta e verdura, perché in questo modo si preservano tutte le sostanze nutritive e se ne tutela l’integrità, tanto che è nata una vera e propria corrente di pensiero, il “crudismo“, che propone il consumo esclusivo di cibi crudi o comunque sottoposti a una fonte di calore non superiore ai 42°C.

In realtà consumare cibo crudo dovrebbe essere una delle tante alternative disponibili accanto ai vari stili di cottura perché, proprio come ogni altro stile di cottura, ha le sue caratteristiche e peculiarità che lo rendono più o meno adatto a seconda della situazione e del contesto.

Per quanto riguarda gli stili di cottura, è interessante considerare che:

– La cottura del cibo, però, è anche uno dei fattori che contraddistinguono gli esseri umani dagli animali;

– Secondo la visione scientifica, la cottura è vista esclusivamente come quell’elemento che permette di tutelare l’igiene, conservare gli alimenti, facilitare la digestione e creare piatti gradevoli;

– La cottura, attraverso l’uso di quattro fattori (tempo, pressione, fuoco, sale), modifica l’energia dei cibi e quindi l’effetto che producono sul nostro corpo, in particolare rende il cibo più yang, stimolando il sistema nervoso, che è la parte più yang del corpo, e apportando calore al nostro corpo;

– Esistono tanti stili di cottura, alcuni più yin e altri più yang: pressare, marinare, scottare, cuocere al vapore e saltare in padella sono metodi di cottura più yin rispetto a stufare, friggere, cuocere in forno o in pentola a pressione, grigliare, stagionare, affumicare;

– A seconda dello stile di cottura prescelto, possiamo rendere più biodisponibili alcuni nutrienti piuttosto che altri e soprattutto nutrire organi specifici;

– L’uso del fuoco e del sale (fattori yang) permette di bilanciare l’olio (fattore yin);

– L’olio in cottura messo fin da subito funziona come una specie di lente d’ingrandimento che amplifica l’effetto del fuoco (l’olio è yin e il fuoco è yang e quindi si attraggono), creando piatti che permettono di portare calore in profondità (un classico esempio è la kimpira di radici);

– Se invece iniziamo a cuocere i nostri alimenti con l’acqua e aggiungiamo l’olio in un secondo momento, il calore verrà portato in superficie perché olio e acqua sono entrambi yin e quindi si respingono e avremo come effetto, ad esempio, di portare calore alle estremità e nutrimento alla pelle.

Alla luce di quanto abbiamo visto finora diventa importante:

Variare gli stili di cottura in funzione del cibo che scegliamo (le verdure dolci e le radici si prestano a cotture più lunghe rispetto, ad esempio, alle foglie verdi che rendono meglio saltate in padella);

Variare gli stili di cottura in funzione della stagione (in inverno privilegiare le cotture lunghe, che scaldano in profondità, e in estate le cotture più leggere o il crudo, che creano freschezza);

– Variare gli stili di cottura in funzione della condizione in cui ci troviamo;

– Fare in modo, nell’arco della giornata, di avere nel piatto sia verdure al dente sia verdure ben cotte;

– Per quanto riguarda la frutta, da un punto di vista energetico è sbilanciata verso lo yin e quindi in determinate circostanze, ad esempio in inverno o se ci sono problemi di debolezza o tensione, conviene mangiarla cotta.

Infine, grazie alle 5 trasformazioni, possiamo imparare a scegliere i vari stili di cottura anche in funzione dei vari organi che vogliamo nutrire, in particolare:

  • Energia Legno: cotture al dente (scottatura, cottura a vapore per meno di tre minuti, saltare in padella con olio e sale, fermentazione o pressatura) che creano apertura e permettono alle vitamine e ai sali minerali di venire in superficie ed essere così più biodisponibili, l’importante è interrompere la cottura quando le verdure hanno un bel colore brillante;
  • Energia Fuoco: cotture brevi e a temperatura elevata, come la frittura in tempura (con pastella) che crea un’energia molto dinamica, ma anche il crudo;
  • Energia Terra: cotture lunghe come la stufatura per ottenere piatti dolci e cremosi che non creano umidità nel corpo, alcuni esempi sono il nishime (stufatura di verdure dolci senza acqua che asciuga il corpo; in realtà si può fare anche con olio e ottenere così un effetto più lubrificante) e la marmellata di verdure dolci, oltre ovviamente alle zuppe e vellutate di ogni genere;
  • Energia Metallo: stili di cottura forti che asciugano come la pentola a pressione (tenendo conto che tende a chiudere il corpo e non permette l’eliminazione di vecchi accumuli, quindi a volte potrebbe non essere adatta), il forno, l’essiccatore e la frittura a immersione senza pastella (un piatto interessante è il tofu fritto in immersione e condito con shoyu e zenzero);
  • Energia Acqua: cotture con sale e invecchiamento, in altre parole le lunghe fermentazioni con sale come quelle per produrre shoyu, miso, crauti.

Se volete approfondire l’argomento degli stili di cottura, vi consiglio di leggere il libro “Cucina come arte” di Martin Halsey (La Sana Gola).

Macrobiotica: cibo, mente, emozioni

Macrobiotica ed emozioni

In qualità di operatore olistico, credo fortemente nell’importanza di considerare l’essere umano nel suo insieme, tenendo conto del corpo fisico e del corpo energetico, delle emozioni e dei sentimenti, della mente e dello spirito, e questo è uno dei motivi che mi ha portato a scegliere la macrobiotica.

La macrobiotica, infatti, non si pone solo come una “dieta” o regime alimentare, ma propone un vero e proprio stile di vita che mira a promuovere il benessere dell’essere umano nel suo insieme, a livello fisico, mentale, emotivo e spirituale, anche se spesso gli ultimi tre aspetti vengono un po’ trascurati e ci si concentra quasi esclusivamente sul cibo.

Un altro concetto molto importante è quello di salute. Credo infatti che l’equazione salute = assenza della malattia sia estremamente riduttiva, oltre al fatto che spesso la salute/mancanza di salute viene considerata come una sorta di condanna, come qualcosa di immutabile e immodificabile. Per fortuna, invece, una delle poche certezze della vita è che tutto cambia e se siamo disposti a fare la nostra parte, si possono ottenere grandi risultati.

Nel mio caso, ad esempio, “alleggerendo” alimentazione e stile di vita sono riuscita non solo a recuperare velocemente una condizione di benessere dopo un’importante malattia (anche con l’aiuto delle cure mediche tradizionali), ma ho scoperto una dimensione più spirituale del mio essere che giaceva silenziosa all’ombra di una vita molto yang, con grande beneficio anche dal punto di vista emotivo.

Per i prossimi appuntamenti del venerdì vorrei quindi usare lo strumento delle 5 Trasformazioni per approfondire il legame tra organi, emozioni e sentimenti. Anche alla luce della prolungata situazione di incertezza, paura e preoccupazione che stiamo vivendo e all’aumento di casi di ansia, depressione, attacchi di panico, ecc., conoscere questi legami e capire come “correggere” il tiro può diventare davvero importante.

Ma andiamo con ordine. Le emozioni sono una leva fortissima, molto potente. Le emozioni sono in grado di influenzare il nostro comportamento, nel bene e nel male, e quindi è molto importante imparare ad ascoltarle, accoglierle, comprenderle e controllarle.

Come possono la macrobiotica e il modello delle 5 trasformazioni aiutarci in tutto ciò? Secondo la Medicina Tradizionale Cinese, esiste un legame molto forte tra emozioni/sentimenti e corpo energetico/chakra, così come esiste un legame altrettanto forte con i vari organi. Ogni organo, infatti, è legato all’espressione di determinati sentimenti ed emozioni, che variano in base alla condizione dell’organo stesso (espanso, contratto, ecc.).

Ecco quindi un breve schema che sintetizza questi legami e che useremo come base di partenza per una riflessione più approfondita nelle prossime settimane.

Immagine di www.visioneolistica.it

10 buoni motivi per scegliere la macrobiotica

10 BUONI MOTIVI PER SCEGLIERE LA MACROBIOTICA

In un mondo in cui ogni giorno spuntano nuove diete e prodotti o integratori che promettono risultati miracolosi senza neanche troppa fatica, perché scegliere la macrobiotica?

Ecco quelli che secondo me sono 10 buoni motivi per farlo:

  1. Non è una dieta e quindi non è soggetta a “scadenza”: è uno stile di vita che dà particolare enfasi al cibo e che ci può accompagnare per sempre, con periodi più rigorosi se le circostanze lo richiedono, e periodi in cui ci concediamo più libertà, anzi la vera sfida è allargare sempre di più la nostra alimentazione senza perdere l’equilibrio;
  2. Come dice il nome stesso, promuove la “grande vita”, una vita “alla grande” dico io, perché attraverso il cibo e lo stile di vita ci aiuta ad esprimere al meglio il nostro potenziale, a manifestare i nostri talenti, a riconoscere e realizzare la nostra vera essenza;
  3. Ci permette di comprendere il cibo al di là della composizione biochimica e ci aiuta a percepirne l’effetto sul corpo, a sperimentarlo, ci invita all’ascolto per comprendere ciò che è meglio per noi in un determinato momento;
  4. Si pone come punto d’incontro tra est e ovest, raccogliendo l’eredità di tradizioni millenarie e adattandole alle varie realtà locali;
  5. Ci insegna a vedere i due lati della medaglia, lo yin e lo yang, non solo nel cibo, ma nella vita in generale, ci insegna a praticare la gratitudine e a capire come le cose che apprezziamo e giudichiamo come positive possono esserlo solo perché esiste la controparte “negativa”;
  6. Pur non avendo fondamenti scientifici nel senso più stretto del termine, è perfettamente compatibile con la scienza e potrebbe arricchirla con nuove chiavi di lettura, riuscendo a spiegare fenomeni davanti ai quali la scienza brancola ancora nel buio;
  7. È amica della Terra, perché promuove la scelta di prodotti stagionali, locali e biologici, perché suggerisce di consumare una percentuale minima di cibo animale, perché sostiene la riscoperta di ingredienti di qualità come i grani antichi, le verdure dimenticate e tanti altri ancora;
  8. Considera l’uomo come parte di un unico Infinito da cui tutto proviene, manifestazione unica, preziosa e irripetibile di quell’Infinito;
  9. Attraverso la scelta e la preparazione del cibo che ogni giorno mettiamo in tavola, ci aiuta a ritrovare sempre maggiore benessere fisico, mentale e spirituale, ci aiuta a costruire un corpo forte ma elastico e flessibile, ad equilibrare la parte maschile e femminile che risiede in ognuno di noi;
  10. Promuove un’idea di salute che non si riduce alla mera assenza della malattia, ma tiene conto di tutte le componenti, fisica, spirituale, emotiva e mentale, cerca di capire quali sono le cause alla base dei sintomi che si possono manifestare e soprattutto ci invita a diventare responsabili della nostra salute e non delegarla sempre ad altri.

E voi perché avete scelto o scegliereste la macrobiotica?

Come avvicinarsi alla macrobiotica?

Avvicinarsi alla macrobiotica

Se una delle poche certezze della vita è che tutto cambia, è altrettanto vero che i cambiamenti possono suscitare sentimenti contrastanti: curiosità, paura, eccitazione, timore, entusiasmo, apprensione, resistenza.

Anche il nostro approccio al cambiamento può essere molto diverso: c’è chi parte in quarta, con un atteggiamento più “radicale” e disposto a rivoluzionare il proprio status quo, c’è chi lo vive come un percorso a tappe, integrando progressivamente piccole nuove abitudini che vanno a sostituire vecchi comportamenti consolidati, c’è chi è entusiasta al pensiero di cambiare e poi rimane bloccato dalla paura dell’ignoto.

Avvicinarsi alla macrobiotica può significare apportare alcuni cambiamenti, il principale dei quali riguarda l’alimentazione, e qui possono nascere i primi problemi. Il cibo è un tema molto delicato, ha una forte componente emotiva – credo di non essere l’unica a vivere talvolta il cibo come coccola, come valvola di sfogo, come premio -, è fortemente legato alla sfera della convivialità, della condivisione e della socialità, può far scricchiolare le basi del quieto vivere in famiglia, nel mio caso ad esempio a causa della presenza di due adolescenti in piena ribellione.

Ho quindi pensato di condividere con voi qualche suggerimento molto utile per avvicinarsi alla macrobiotica:

  • Non soffermiamoci col pensiero sulle abitudini che vogliamo eliminare, non diamo energia ai pensieri negativi, concentriamoci piuttosto sulle nuove buone abitudini che vogliamo introdurre, dedichiamo loro tutta la nostra energia, e vedrete come piano piano le pratiche che vogliamo eliminare diventeranno naturalmente incompatibili con il nostro nuovo modo di essere e tenderanno a scomparire;
  • Le pratiche positive generano pratiche positive: è un circolo virtuoso potentissimo, quindi consumare cibo equilibrato, che ci nutre profondamente, ci porterà a cercare sempre di più certi alimenti e attenuerà il desiderio di altri;
  • Se non c’è l’urgenza di un problema di salute che richiede attenzione e rigore, invece di limitarci a togliere, impariamo ad aggiungere, integrare, arricchire la nostra “dieta”, in questo modo alcuni alimenti che usiamo abitualmente verranno consumati con minore frequenza e magari verranno naturalmente eliminati o usati più di rado;
  • Cerchiamo di coltivare la curiosità: sperimentare con ingredienti nuovi può diventare fonte di grande soddisfazione;
  • Impariamo a pianificare i pasti della settimana, o almeno di due o tre giorni, in questo modo potremo ottimizzare la spesa senza rischiare che frutta e verdura vadano a male in frigorifero, oltre a sfruttare al meglio il tempo per portarci avanti con le preparazioni più lunghe (diventerete dei professionisti del famoso “meal prep”).

Ecco poi qualche piccola nuova abitudine utile per avvicinarsi alla macrobiotica che possiamo provare a integrare nella nostra routine almeno una volta alla settimana:

  • Cuciniamo un cereale integrale in chicco in abbondanza, visto che spesso hanno una cottura piuttosto lunga, ottimizziamo lo sforzo in modo da usarli due o tre giorni in preparazione diverse;
  • Cuciniamo un legume, anche questo un po’ abbondante, in modo da arricchire diversi piatti usandolo in forme diverse (in seme, frullato o ridotto in crema);
  • Cuciniamo in anticipo alcune verdure che richiedono una cottura più lunga (una zuppa o una vellutata, uno stufato, delle verdure al forno);
  • Prepariamo la base della zuppa di miso, così da averla pronta per qualche giorno;
  • Prepariamo della frutta cotta o una mousse di frutta per far fronte alle voglie di dolce improvvise con un sapore dolce più “naturale”;
  • Proviamo una o due volte alla settimana a modificare la nostra colazione, non è necessario arrivare subito alla crema di cereali, si può iniziare con un porridge da “condire” con i nostri ingredienti preferiti o del pane di qualità (possibilmente con farine di grani antichi e a pasta acida) su cui spalmare malto o composte di frutta, accompagnato dal mitico tè kukicha.

Cosa ne pensate? Vi sembra una cosa fattibile? Avete già provato a fare alcune di queste cose? Aspetto di sentire le vostre esperienze!

Che cosa è la macrobiotica?

che cosa è la cucina macrobiotica

Scusa ma… che cosa è la macrobiotica? Una dieta curativa? Una dieta restrittiva? Una dieta punitiva? Queste sono domande a cui spesso mi capita di dover rispondere quando inizio a parlare con qualcuno di alimentazione e quindi vorrei approfittare di questo spazio per condividere con voi la mia idea di macrobiotica.

Come direbbero gli inglesi, to make a long story short, vorrei innanzitutto precisare che la macrobiotica:

  • NON è una dieta
  • NON è una classificazione di alimenti concessi o vietati
  • NON è un insieme di restrizioni o peggio ancora di imposizioni

Ma allora che cosa è la macrobiotica? Sono davvero in difficoltà nel dare una definizione breve e coincisa, proverò quindi a lasciarvi qualche spunto di riflessione che potremo approfondire nelle prossime settimane.

Per ma la MACROBIOTICA è:

  • Un metodo (il Metodo Macro, appunto, che ho studiato alla Sana Gola con il mio insegnante e mentore Martin Halsey, ma anche con altri insegnanti provenienti da altre parti del mondo, che applico quotidianamente nella mia vita personale e condivido con chi si avvicina alla mia cucina) basato sul PRINCIPIO DELL’ARMONIA, il cui obiettivo è creare BENESSERE ed EQUILIBRIO nel nostro corpo e con l’ambiente in cui viviamo;
  • Uno stile di vita che interessa tutti gli aspetti della nostra esistenza, dall’alimentazione, compreso l’uso di rimedi e pratiche esterne, alle nostre abitudini quotidiane, alla cura della nostra dimensione emotiva, mentale e spirituale;
  • Un modo nuovo di guardare e interpretare il mondo che ci circonda partendo dalla polarità di base YIN e YANG, due forze opposte e complementari che troviamo in qualsiasi manifestazione della natura;
  • Una nuova visione del cibo, che non si limita a considerarlo un insieme di sostanze chimiche, ma tiene conto dell’effetto che gli alimenti hanno sul corpo e, di conseguenza, sulla mente e le emozioni;
  • Un modo di concepire la cucina come strumento per modificare l’energia intrinseca degli alimenti grazie all’uso delle varie tipologie di taglio (questo vale soprattutto per le verdure), di condimenti, ma soprattutto di stili di cottura;
  • Un insieme di criteri che ci aiutano a scegliere il cibo nel rispetto della tradizione, della stagionalità, della produzione locale e possibilmente biologica;
  • Un metodo che ci fornisce gli strumenti per imparare ad ascoltarci e quindi fare le scelte migliori per il nostro benessere;
  • Uno strumento che dovrebbe portarci libertà e consapevolezza, a tavola e in ogni altro aspetto della nostra vita, e non certo rinchiuderci in una gabbia di restrizioni;
  • Una pratica quotidiana per creare un corpo forte, elastico e flessibile;
  • Una “dieta” nel senso di “insieme degli alimenti che gli esseri umani assumono abitualmente per la loro nutrizione” basata prevalentemente sul consumo di cereali integrali in chicco, verdure di stagione, legumi, condimenti di qualità, frutta a guscio e semi oleosi, un po’ di alimenti fermentati, frutta e dolci di buona qualità, un po’ di cibo animale per chi decide di consumarlo;
  • Un modo per tutelare il pianeta (e gli animali per chi è vegano) partendo da quello che mettiamo ogni giorno nel piatto.

Questi sono solo alcuni aspetti della mia visione della macrobiotica che vorrei approfondire con voi nelle prossime settimane.

E per voi, invece, che cosa è la macrobiotica? Se avete piacere e voglia, scrivetemi e fatemi sapere cosa ne pensate, così da rendere il confronto più vivace e “nutriente” per tutti!

Perché la salute non è solo assenza di malattia!

salute-macrobiotica

In questo periodo di precarietà e incertezza mi capita spesso di pensare alla salute, mia e dei miei cari, ma anche dell’uomo in generale, e sono sempre più grata alla vita che, per quanto in modo abbastanza “brusco”, mi ha portato non solo a non darla per scontata, ma a svolgere un ruolo attivo per coltivarla e preservarla.

Quello che sta accadendo in questi giorni è una dimostrazione di come la salute sia anche una nostra responsabilità, non qualcosa da delegare esclusivamente agli altri.

In questo mio percorso, sono ancora più grata di essere approdata alla macrobiotica intesa non solo come regime alimentare, ma nel vero e originario senso del termine, una vera e propria filosofia di vita che, grazie ai suoi principi, ci permette di prenderci cura di tutte le sfumature della nostra salute, fisica, mentale, spirituale.

Una delle scoperte più interessanti è stata senza dubbio l’idea di forza vitale, un concetto che la medicina tradizionale non contempla perché, almeno per ora, si concentra su altre priorità: i farmaci servono per curare ma non per rafforzarci, i vaccini servono per proteggerci ma non per rafforzarci. Quindi tocca a noi alimentare o, quanto meno preservare, la nostra forza vitale e la nostra salute.

Ecco una brevissima check-list elaborata da George Ohsawa, il padre della macrobiotica, che ci può aiutare a monitorare lo stato della nostra salute:

  • VITALITÀ: ho voglia di fare? O tendo a rimandare le cose? Rispondo con entusiasmo agli stimoli della vita? O vivo in una condizione di stanchezza cronica, fisica e/o mentale?
  • APPETITO: ho fame di cibo e di vita? Riesco ad apprezzare anche le cose semplici, a tavola e nella vita, o ho bisogno di cose sempre più elaborate e sofisticate? Ho un sano desiderio sessuale?
  • SONNO: dormo bene? Faccio fatica ad addormentarmi? Ho un sonno profondo e senza risvegli? Vado volentieri a letto alla fine della giornata?
  • MEMORIA: ho una buona memoria?
  • BUON UMORE: ho un atteggiamento positivo nei confronti della vita? Cerco aspetti positivi anche quando sembrano prevalere quelli negativi? Sono ben disposto nei confronti della vita? Naturalmente questo non esclude momenti di tristezza, preoccupazione, paura, ecc., ma si tratta di un atteggiamento di fondo
  • ORDINE: c’è ordine nella mia vita? Nelle situazioni lavorative, nei rapporti interpersonali, in casa? Mi prendo cura della mia persona?
  • ONESTA E INTEGRITÀ: questo punto è stato aggiunto da Ohsawa dopo 40 anni di pratica della macrobiotica e ve lo lascio come spunto di riflessione.

Una volta monitorato il nostro stato di salute, trovo molto utile ricordare che ci sono vari livelli della cura, in particolare che:

  • La salute, e quindi anche la mancanza di salute, è una direzione e il nostro corpo, con i segnali che ci manda, è la bussola che ci permette di mantenerci sulla retta via, o di rimetterci in carreggiata quando ci perdiamo… ricordiamoci che tutto cambia!
  • È importante ascoltare i segnali che il corpo ci manda, i cosiddetti sintomi, capirne il significato e agire di conseguenza, metterli a tacere non serve a nulla, se non a lasciare che il problema che li ha scatenati vada sempre più in profondità
  • Una volta compresi i segnali, possiamo passare all’azione introducendo dei cambiamenti negli ambiti sotto il nostro controllo, ad esempio l’alimentazione e lo stile di vita
  • Se necessario, possiamo aiutarci anche con rimedi semplici ma molto efficaci, dai brodi di verdure alle frizioni ai pediluvi
  • Possiamo anche chiedere aiuto a specialisti esterni, sia tradizionali che non (agopuntura, shiatsu, riflessologia plantare, ecc.).

Buona salute a tutti!  

I principi della macrobiotica: nuove ali per volare!

Oggi il consiglio del venerdì coincide con il giorno del mio compleanno, un giorno in cui mi piace rallentare, indugiare tra i pensieri, prendermi del tempo per riflettere e fare bilanci.

Se guardo indietro, ho la sensazione che gli ultimi anni della mia vita siano stati molto intensi, quasi accelerati, e tante esperienze che, mentre le vivevo, mi sembravano poco chiare, ora trovano una loro precisa collocazione in un meraviglioso percorso di crescita e arricchimento.

Uno dei cambiamenti più importanti ha riguardato la mia alimentazione, una scelta che ha influito direttamente su tanti aspetti della mia vita.

Le mie nuove scelte alimentari s’ispirano alla macrobiotica, o cucina naturale come preferisco chiamarla, che lungi dal volerci costringere in una gabbia stretta e angusta, ci regala dei principi e degli strumenti volti a renderci liberi, che ci aiutano a conoscerci, ascoltarci e fare le scelte migliori per il nostro benessere…nuove ali per volare!

Conoscere l’effetto del cibo sul nostro corpo, sapere che tutto cambia secondo un’alternanza di opposti complementari, che l’equilibrio da cui nasce il nostro benessere è un equilibrio dinamico e non statico, legato al concetto di varietà, che non siamo solo un copro fisico ma anche energetico, che il nostro benessere dipende non solo dall’alimentazione, ma anche dallo stile di vita e dall’atteggiamento nei confronti della vita, e il fatto che questi strumenti siano nelle nostre mani ci può sicuramente aiutare a vivere meglio, con maggiore consapevolezza e presenza, a scegliere in libertà e per il nostro bene.

Purtroppo questo messaggio spesso resta in secondo piano e ne ho avuto l’ennesima prova durante le ultime festività, quando i miei commensali non si capacitavano di qualche mio “sgarro” e increduli mi chiedevano: “Ma puoi?”, come se stessi violando un divieto. In realtà, mangiare cibi che non consumiamo abitualmente non è un problema, l’importante è gustarli serenamente, fare in modo che restino eccezioni (un principio che si può seguire, se non ci sono problemi di salute, è quello del 95-5%, dove il 95% rappresenta la quotidianità e il 5% le eccezioni) e, se necessario, cercare di compensare.

Infine, una cosa che mi sono impegnata a fare in questi anni è coltivare il sentimento della gratitudine, nei confronti di me stessa, della vita, di quello che mi circonda. George Ohsawa, il padre della macrobiotica, credeva molto nella gratitudine e nella sua forza moltiplicatrice e ora che “grazie” è diventata la prima parola che pronuncio la mattina quando mi sveglio e l’ultima a cui penso prima di addormentarmi, devo dire che ho sempre più motivi per essere grata.

Oggi, quindi, voglio ringraziare i miei primi 48 anni e tutti quelli che verranno!