Shoyu Soup: una valida alternativa alla classica zuppa di miso!

Quando si parla di zuppe, possiamo distinguere due tipi:

  • Quelle saporite, in genere più brodose e dal sapore salato ottenuto grazie all’uso di sale, miso o shoyu, che si possono bere come antipasto ma anche sorseggiare durante il pasto, il cui sapore salato attiva la digestione e stimola l’appetito;
  • Quelle dolci, in genere più cremose e sotto forma di vellutate, che invece contribuiscono a rilassare l’apparato digerente e armonizzare la glicemia, oltre a rilassare il pancreas e soddisfare la voglia di dolce.

Ho già scritto più volte dell’importanza di iniziare il pasto, almeno una volta al giorno, con qualcosa di caldo e brodoso; oggi voglio lasciarvi la ricetta della zuppa di shoyu, una zuppa salata, brodosa e leggera che ho scoperto anch’io di recente grazie a Susan e Denny Waxman, due insegnanti americani che hanno tenuto un seminario sia teorico che pratico a La Sana Gola nel mese di febbraio.

Come ho scritto nel titolo, la zuppa di shoyu è una zuppa leggera, ottima alternativa alla zuppa di miso, ideale per questo periodo in cui la natura si sveglia, le temperature si alzano e anche il nostro corpo è portato naturalmente ad aprirsi e alleggerirsi.

Ecco la ricetta, che potete trovare nel libro “The Ultimate Guide to Eating for Longevity” scritto appunto da Denny e Susan Waxman, un libro in cui ho trovato molte informazioni che già conoscevo, ma anche tanti spunti e approfondimenti nuovi. Fatemi sapere se vi è piaciuta!

In una pentola dai bordi alti versate 6 T di acqua, quindi aggiungete 2 funghi shitake secchi medio-piccoli e un pezzo di kombu lungo circa 5 cm. Portate a bollore, abbassate la fiamma e lasciate sobbollire per 2 o 3 minuti, quindi togliete sia la kombu che gli shitake. Versate nell’acqua ½ T di cipolle tagliate a mezza luna, un pizzico di sale e i funghi che avrete nel frattempo tagliato a fettine, aggiungete ancora un pizzico di sale, abbassate la fiamma e fate sobbollire per altri 5 minuti. Ora aggiungete qualche goccia di shoyu e fate sobbollire altri 5 minuti.

Quando è il momento di servire, prendete un panetto di mochi, tagliatelo a cubetti, fateli saltare in padella con un po’ di olio di sesamo finché iniziano a gonfiarsi e ammorbidirsi (in alternativa potete anche metterli in forno). Quando i cubetti di mochi sono cotti, mettetene due o tre sul fondo di una ciotola, aggiungete delle foglie verdi tenere e versate sopra la zuppa bella calda.

Buon appetito!

Shoyu o tamari?

Cos’è lo shoyu? Cos’è il tamari? Che differenze ci sono? Vediamo di fare un po’ di chiarezza.

  • Lo shoyu, o salsa di soia, è:
    • Un condimento fermentato e salato di altissima qualità, a base di soia cotta, mescolata con frumento, inoculata con un fungo (Aspergillus oryzae) e lasciata fermentare per 10/12 mesi con l’aggiunta di sale;
    • Essendo un prodotto fermentato è ricco di probiotici, indispensabili per il benessere del nostro intestino;
    • Per essere di buona qualità, la fermentazione deve durare almeno un anno circa e questo comporta anche un costo maggiore, quindi diffidate delle salse di soia commerciali che trovate al supermercato (in genere non usano i fagioli della soia, vengono sottoposte a una fermentazione fittizia in incubatrici e spesso il tipico colore scuro è ottenuto aggiungendo caramello);
    • Pur essendo un condimento salato, permette di insaporire usando una quantità inferiore di sale rispetto all’uso del sale in cristalli;
    • Si può usare sia a crudo (salsine, marinature) sia in cottura, ma se lo usate in cottura, meglio aggiungerlo verso la fine perché rischiate di perdere sapore;
    • Contiene frumento e quindi non è adatto alle persone con problemi di celiachia o intolleranza/allergia al glutine;
    • Chi invece è intollerante alla soia, può fare un tentativo perché, grazie alla fermentazione (che funziona come una sorta di pre-digestione), potrebbe non creare problemi, così come avviene con altri prodotti a base di soia fermentata (miso, tempeh, ecc.);
    • Da un punto di vista energetico, appartiene all’energia metallo e grazie alla sua capacità di aggregare e portare in profondità, viene usato in tantissimi rimedi macrobiotici con un effetto tonificante;
    • Si può usare per preparare una zuppa deliziosa da alternare alla zuppa di miso, con tantissime proprietà benefiche.
  • Il tamari invece:
    • È il liquido di fermentazione di un particolare tipo di miso a base di soli legumi (non l’hatcho miso però);
    • Non essendoci frumento, dovrebbe essere naturalmente senza glutine, ma non tutte le marche hanno la certificazione “gluten free”, quindi controllate sempre l’etichetta;
    • Rispetto allo shoyu, ha un sapore più deciso e intenso e risente meno della cottura

Se dovessi dare un consiglio, quindi, vi suggerirei di privilegiare lo shoyu, salvo esigenze personali per cui non si può impiegare.